15 Febbraio 2013
COLDIRETTI NON AMA LE AMMUCCHIATE SENZA PROGRAMMA

 
“A Coldiretti non sono mai piaciuti i discorsi di facciata e neppure le ammucchiate senza un vero programma economico a difesa del reddito agricolo delle imprese professionali”. Così commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, la notizia della nascita del coordinamento Agrinsieme in Polesine. “Noi rappresentiamo la maggioranza assoluta dell’agricoltura polesana, ma se la restante parte vuol mettersi assieme per una rappresentanza unitaria è positivo e semplificatorio, anche se, per ora, non abbiamo visto un programma e, soprattutto, non abbiamo visto tavoli dove si presenta un unico rappresentante al posto di cinque. Viceversa, Coldiretti ha un progetto economico partito nel 2000, rompendo le ammucchiate di allora – continua il presidente – e, da soli contro tutti, abbiamo sostenuto la qualità delle produzioni legate al territorio, la sostenibilità e la valorizzazione del made in Italy, il dialogo col consumatore; ed è grazie all’opera di sensibilizzazione di Coldiretti se oggi la cultura del cibo è diventata un valore comune, e quelle stesse organizzazioni agricole che prendevano in giro i nostri “farmers’ markets”, oggi si mettono insieme a parlare di filiera corta, di produzioni sostenibili e di tutela dei consumatori e si danno battaglia per un posto in piazza delle loro aziende”. “Il nostro progetto è l’unico – aggiunge Giuriolo - che ha permesso a tante nostre imprese di fare reddito negli ultimi difficili anni ed anche i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni, ci hanno riconosciuto il merito di aver condotto un’azione positiva per lo sviluppo e la difesa dell’agricoltura italiana”. “Francamente – conclude Giuriolo – qui in Polesine non siamo stati invitati a nessun tavolo e degli inviti veniamo a sapere a mezzo stampa. Penso che tutto questo sia singolare e funzionale a chi ha da difendere altri tipi di interessi rispetto a quelli che oggi persegue la Coldiretti, nascondendosi dietro un “vogliamoci bene” come avvenuto in passato”.
 
“Lo stravolgimento dei numeri è un basso tentativo di mistificare la realtà – aggiunge il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – In Polesine il 65 per cento delle aziende agricole sono associate Coldiretti e lavorano quasi il 50 per cento della superficie agricola coltivabile provinciale, come ampiamente documentato dai dati Avepa. E, in ogni caso, non certo è l’ampiezza della maglia poderale a fare l’impresa vincente, ma il progetto imprenditoriale. Anche in passato c’era gente che si voleva mettere assieme – ironizza il direttore Toffoli – Ma bisogna capire su quale programma comune. Dire sì o no agli Ogm, per esempio – prosegue il direttore di Coldiretti – è una questione di vitale importanza per le aziende polesane, che si difendono grazie al valore aggiunto dei prodotti tipici del territorio, che verrebbe invece del tutto azzerato con l’omologazione degli Ogm”.
“Sulle aflatossine – ricorda il direttore – sottolineando che le imprese hanno bisogno di risposte più che di promesse, ci meraviglia che si continui ad inseguire la chimera dell’innalzamento del limite legale della contaminazione nel mais, quando il ministero della Salute stesso, ha scritto e ribadito nelle linee guida per affrontare l’emergenza (emanate il 16 gennaio), che una deroga al tenore massimo di aflatossine è “difficilmente perseguibile” per questioni di tutela della salute pubblica. Coldiretti si sta impegnando per dare risposte perseguibili nel breve periodo: prevenzione innanzitutto, sostegno alla ricerca e sperimentazione sui sistemi di detossificazione (che ci auguriamo portino presto a dei risultati, anche se su questo punto la ricerca ha perso molto tempo) e la richiesta al ministro del Mipaaf, Mario Catania, di stanziare dei fondi specifici per le aziende, nell’ambito dei provvedimenti conseguenti alla dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica dovuto alla siccità 2012. Questo continuo riferimento all’innalzamento del limite legale delle aflatossine – conclude Toffoli – ha l’aria di una manovra per distogliere l’attenzione dal reale problema, che è la prevenzione e la formazione di tutti gli attori della filiera, che è attualmente l’unica strategia reale per far fronte davvero alla contaminazione da micotossine. Il limite legale è un palliativo che tende a scaricare il danno commerciale del mais contaminato tutto sulle imprese agricole produttrici, distogliendo dalle responsabilità di quegli operatori di filiera che non hanno saputo gestire l’emergenza. Tant’è vero che, come ci stanno riportando alcuni operatori, basta abbassare il prezzo del mais per trovare soluzioni di vendita.

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