17 Giugno 2021
Giornata desertificazione. Coldiretti Vicenza: “sulla gestione idrica incombe il deflusso ecologico”

“La siccità rappresenta l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno, soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti”. È quanto afferma Coldiretti in occasione della Giornata mondiale della desertificazione istituita dalla Nazioni Unite per il 17 di giugno e dedicata, quest’anno, proprio al problema della carenza idrica.

“L’irrigazione svolge un ruolo importante per il sistema agricolo Vicentino – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola – promuovendo lo sviluppo economico attraverso una maggiore diversificazione delle produzioni agricole con più elevato valore aggiunto. Attualmente, a livello regionale, sono serviti con sistemi strutturati e non, 550.000 ettari, ovvero il 50% del territorio. La gestione del sistema della bonifica è cruciale per la difesa del territorio veneto: su 1.170.000 ettari di superficie controllata, il 40% è controllato dal sistema delle idrovore, con punte del 100% nella bassa pianura (si contano 184.600 ettari sotto il livello del mare). La difesa idraulica consortile ha retto, a riprova, nell’alluvione del 2010, ed i Consorzi stanno contribuendo alla realizzazione dei bacini di laminazione delle piene che la Regione ha individuato lungo i corsi d’acqua più critici”.

Il Veneto recupera solo il 5% della pioggia, rispetto ad una media nazionale dell’11%. “Un dato preoccupante – prosegue Cerantola – che dimostra quanto bisogno ci sia di investimenti in questo campo. In un quadro generale già vulnerabile, la questione di un programma europeo sulla protezione idrica fa riflettere, tanto che Coldiretti Veneto ha promosso una mozione recentemente approvata in Consiglio regionale, che impegna la Giunta ad agire con l’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali a svolgere studi approfonditi valutando le giuste deroghe alla Direttiva Quadro delle Acque”.

Per raggiungere “lo stato buono” del distretto idrografico veneto, tra le misure previste, c’è l’introduzione del “deflusso ecologico”, che impone un maggiore rilasci delle acque a valle delle opere di presa lungo i fiumi. In particolare, questo obbligo vale per i fiumi a regime “torrentizio” come il Piave e il Brenta, solo per citare i più importanti. La pratica irrigua, fortemente ridimensionata con l’applicazione senza deroghe del deflusso ecologico, metterebbe a rischio tutte le coltivazioni già alle prese con le variazioni del clima che portano ad annate siccitose con lunghi periodi di assenza di pioggia. Le dinamiche vanno analizzate nel loro complesso, perché interessano l’agricoltura, la produzione di energia, la fruizione turistica delle aree di montagna e di pianura e, in definitiva, tutta la cittadinanza. “Coldiretti chiede deroghe all’applicazione per la ricarica delle falde. Si tratta di una scelta strategica – conclude Cerantola – che consente di alimentare un processo virtuoso di vivificazione dei centri urbani non solo dei campi”.

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