10 Dicembre 2010
La giovinezza dei 60 anni

Il Coltivatore Vicentino, organo sindacale della Federazione provinciale coltivatori diretti di Vicenza, recentemente denominata Coldiretti Vicenza, quest’anno 2010 che sta per finire, celebra i 60 anni di vita. Infatti, aveva ottenuto l’autorizzazione del Tribunale di Vicenza il 21 giugno 1951. Nella sua vita, tutto sommato ancora giovane, ha accompagnato con periodicità mensile l’evolversi dell’agricoltura della provincia nel secondo dopoguerra, in linea diretta con i cambiamenti dell’agricoltura nazionale, che veniva sollecitata ed incalzata dalla Confederazione nazionale coltivatori diretti, nuova e potente realtà sociale fondata a Roma il 31 ottobre 1944 da Paolo Bonomi. Al centro di questa organizzazione c’era la visione del lavoro del coltivatore diretto esercitato in autonomia, con l’aiuto soprattutto dei membri della famiglia, che costituiva l’impresa familiare diretto coltivatrice. La Coldiretti agiva con un’azione massiccia sul piano politico, attraverso l’opera di numerosi parlamentari di propria provenienza, mirando ad ottenere misure economiche e sociali storicamente innovative per il mondo agricolo. Così raggiunse tappe importantissime, come l’assistenza mutualistica sanitaria, la pensione di anzianità, l’azione del Patronato assistenza dei lavoratori, l’Ente per la formazione professionale agricola, la proroga degli affitti e le leggi sui patti agrari, l’accesso alla proprietà coltivatrice, i piani verdi, i piani di rotazione della meccanizzazione agricola ed altre successive misure di politica agraria. Tutte misure necessarie a salvare l’agricoltura ed a farla avanzare dalla posizione arretrata in cui storicamente si trovava. Ma tutto questo avveniva nel frattempo che l’Italia era attraversata da un sorprendente rapido sviluppo industriale, che è riuscito poi ad aggiogare a sé il pensiero di tanti economisti e politici. Nel grande fervore generato dai cambiamenti generali, anche l’agricoltura è stata spinta a ragionare con logiche imprenditoriali. Specialmente dopo le sollecitazioni della Pac europea e della riforma del piano Mansholt. Una china senz’altro positiva, finché faceva emergere e fiorire l’intraprendenza degli agricoltori, ma anche pericolosa per l’autonomia delle imprese agricole, nella misura in cui queste logiche le mettevano alla mercé del sistema agroindustriale e della grande distribuzione organizzata. Negli anni recenti, per non soccombere a questo soffocamento, in tutta Europa ed anche in Italia le aziende agricole, specialmente le imprese familiari, da semplici fornitrici di materie prime, hanno cominciato a diventare entità multifunzionali, che si relazionano in modi nuovi con la società e con la natura. Inoltre, si è andata determinando una ridefinizione delle identità degli agricoltori, uomini e donne, così come la creazione di nuove reti di connessione con i consumatori. In tutto questo procedere della storia, Il Coltivatore Vicentino da 60 anni continua ad essere un passaggio del dialogo tra i coltivatori ed un ponte di messaggi verso la società. “Il Coltivatore” indica le cose da fare: scadenze, obblighi, adempimenti, opportunità da sfruttare, ma anche le cose fatte: avvenimenti e fatti, tratti di storia, risultati ottenuti. Questo giornale è nello stesso tempo bussola e diario di bordo dell’agricoltura vicentina, ed ambisce ad  essere una parte viva e vitale della società